Da 25 anni i ricercatori della Northwestern Medicine studiano gli “SuperAgers”: ultraottantenni con memoria paragonabile a quella di persone 30 anni più giovani. Lo studio, pubblicato su Alzheimer’s & Dementia, sintetizza i risultati su 290 partecipanti e 77 cervelli donati analizzati post-mortem.
La scoperta chiave è che esistono due meccanismi protettivi distinti: la resistenza (il cervello non forma placche amiloidi né grovigli di tau) e la resilienza (il cervello forma le stesse alterazioni dell’Alzheimer, ma non ne risente funzionalmente).
Sul piano strutturale, i SuperAgers mostrano un assottigliamento corticale minimo rispetto ai coetanei. Sul piano comportamentale, tendono ad essere individui altamente sociali e cognitivamente attivi.
“I nostri risultati dimostrano che una memoria eccezionale in età avanzata è legata a un profilo neurobiologico distinto“, ha dichiarato la Prof.ssa Sandra Weintraub. L’obiettivo futuro è identificare se queste caratteristiche biologiche possano essere indotte attraverso interventi mirati per prevenire la demenza.
RILEVANZA CLINICA: Resistenza e resilienza sono due vie biologiche distinte che dimostrano come il declino cognitivo non sia inevitabile. Per neurologi e geriatri, questi dati rafforzano l’importanza di stili di vita socialmente attivi come prevenzione primaria, in attesa che la ricerca traduca la neurobiologia dei SuperAgers in target terapeutici.
Leggi il full text dell’articolo:
The first 25 years of the Northwestern University SuperAging Program.
Sandra Weintraub, Tamar Gefen, Changiz Geula, M‐Marsel Mesulam.
Alzheimer’s Dement. 2025;21:e70312. https://doi.org/10.1002/alz.70312
Fonte: Northwestern Medicine
Last modified: 29 Aprile 2026



















