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Le microplastiche contribuiscono alla steatosi epatica

Autore/Fonte: Texas A&M University

Le microplastiche sono diventate pressoché impossibili da evitare. Sono state rilevate negli oceani, nell’acqua potabile e persino nel corpo umano, ma gli scienziati stanno ancora cercando di capire come influenzino la salute umana.

Ora, i ricercatori del College of Veterinary Medicine and Biomedical Sciences (VMBS) della Texas A&M University hanno scoperto prove che uno dei materiali plastici più comuni al mondo potrebbe fare molto di più che inquinare l’ambiente. Le loro scoperte suggeriscono che il polietilene potrebbe contribuire alla steatosi epatica, specialmente se combinato con una dieta ricca di grassi. 


Questa scoperta è stata resa possibile grazie alla trascrittomica spaziale, che ha permesso di identificare i percorsi molecolari coinvolti nel danno epatico.

La trascrittomica spaziale ha rivelato che il polietilene attiva il PPAR-alfa, una proteina già nota per regolare la produzione di grasso nel fegato, e l’ANXA2, un gene coinvolto nella riparazione dei tessuti..

Il team di ricerca intende ora indagare se il polietilene contribuisca alle fasi avanzate della malattia epatica, inclusa la fibrosi, continuando al contempo a esplorare ulteriori percorsi molecolari coinvolti nella risposta dell’organismo all’esposizione alle microplastiche.

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Fonte: Texas A&M University

Last modified: 4 Agosto 2026
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