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Trattare prima il colesterolo LDL: la riduzione precoce è otto volte più efficiente per prevenire eventi cardiovascolari.

Autore/Fonte: Imperial College London

Ricercatori dell’Imperial College London e dell’University Hospital Aachen hanno pubblicato su American Journal of Preventive Cardiology — e contestualmente presentato al Congresso della European Atherosclerosis Society (EAS) di Atene — una meta-analisi di 17 trial clinici che include oltre 100.000 soggetti prevalentemente senza malattia cardiovascolare o ictus pregressi.

Il dato chiave: abbassare l’LDL di soli 0,36 mmol/L in soggetti a basso rischio trattati precocemente riduce del 25% il rischio a lungo termine di eventi cardiaci gravi. Per ottenere la stessa riduzione di rischio in gruppi ad alto rischio trattati tardivamente, la riduzione di LDL necessaria è quasi 8 volte maggiore (oltre 3 mmol/L), con richiesta di dosi molto più elevate di statine — non sempre tollerabili.

Lo studio mette in discussione l’approccio delle attuali linee guida — come quelle NICE nel Regno Unito — che basano il trattamento sul calcolo del rischio a 10 anni. Secondo gli autori, attendere che il paziente raggiunga una soglia di rischio elevata prima di iniziare la terapia ipolipemizzante comporta un accumulo di colesterolo nelle pareti arteriose che rende poi enormemente più difficile e costoso recuperare il rischio cardiovascolare.

Imperial College Healthcare NHS Trust ha comunicato che alcuni suoi pazienti sono stati tra i primissimi al mondo a ricevere VERVE-102, una terapia genica a base editing (studio HEART-2, pubblicato su NEJM e presentato all’EAS) che riduce permanentemente l’LDL silenziando il gene PCSK9 nel fegato: nella dose più alta testata, una singola infusione ha abbassato l’LDL del 62% in pazienti con ipercolesterolemia familiare.

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Fonte: Imperial College London

Last modified: 1 Giugno 2026
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