Uno studio pubblicato su JAMA ha valutato l’impatto delle nuove linee guida 2026 dell’American Heart Association e dell’American College of Cardiology sulla prescrizione delle statine per la prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari aterosclerotiche.
L’analisi ha utilizzato i dati di 4.366 partecipanti al National Health and Nutrition Examination Survey, rappresentativi di circa 154,5 milioni di adulti statunitensi di età compresa tra 30 e 79 anni, senza una precedente malattia cardiovascolare aterosclerotica.
Secondo le stime, applicando le nuove raccomandazioni circa 87,5 milioni di adulti, pari al 56,6% della popolazione considerata, risulterebbero eleggibili alla terapia con statine. Rispetto alle linee guida del 2018, i nuovi potenziali candidati sarebbero circa 21,5 milioni.
Le linee guida 2026 ampliano l’intervallo di età per la valutazione del rischio cardiovascolare da 40-75 anni a 30-79 anni e introducono le equazioni PREVENT-ASCVD, che consentono di stimare il rischio cardiovascolare a dieci anni e, nei soggetti tra 30 e 59 anni, anche quello a trent’anni.
Tra le principali modifiche figurano inoltre l’abbassamento delle soglie di rischio per la raccomandazione del trattamento e l’inclusione della malattia renale cronica almeno allo stadio 3 e dell’infezione da HIV tra le condizioni che possono determinare l’indicazione alla terapia indipendentemente dal calcolo del rischio.
La percentuale di persone eleggibili aumenta significativamente con l’età: sarebbe pari all’11,1% tra 30 e 39 anni, al 39,9% tra 40 e 49 anni, all’80,4% tra 50 e 59 anni, all’85% tra 60 e 69 anni e al 93,5% tra 70 e 79 anni.
I nuovi candidati alla terapia risultano generalmente più giovani e con un rischio cardiovascolare a breve termine inferiore rispetto alle persone già eleggibili secondo le precedenti raccomandazioni. Il loro rischio medio stimato a dieci anni è infatti del 3,1%.
Le nuove linee guida riflettono quindi un orientamento verso un trattamento più precoce della dislipidemia, attribuendo maggiore importanza all’esposizione cumulativa al colesterolo LDL e al rischio cardiovascolare nel lungo periodo. Resta comunque centrale la valutazione individuale del rapporto tra benefici e rischi, insieme agli interventi sullo stile di vita e alla condivisione della decisione terapeutica con il paziente.
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Last modified: 21 Luglio 2026






































