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Ipertensione arteriosa: controllo, aderenza e innovazione terapeutica

Autore/Fonte: Società Italiana di Farmacologia (SIF)

Prefazione editoriale
(a cura di Vincenzo Calderone, Università di Pisa, Direttore Responsabile di SIF Quaderni)

Nel trattamento dell’ipertensione arteriosa, soprattutto nelle for-me a controllo difficile o resistenti, il problema non è attualmente la scarsità di risorse terapeutiche né un’insufficiente comprensione dei meccanismi patogenetici. Il punto critico sta piuttosto nella distanza, ancora marcata, tra ciò che le conoscenze disponibili e le linee guida consentirebbero “in teoria” di ottenere e ciò che, nella pratica clinica, si traduce effettivamente in controllo pressorio stabile, protezione d’organo e riduzione del rischio cardiovascolare residuo. In questa prospettiva, questo numero di SIF Quaderni vuole far riflettere sull’idea che innovazione non significhi soltanto ricerca di nuove molecole o di nuovi bersagli farmacologici, ma anche capacità di riconoscere e correggere i punti in cui il potenziale delle terapie antipertensive già disponibili si disperde e si indebolisce lungo il percorso assistenziale.Il contributo di Giannattasio e Maloberti colloca con precisione questa riflessione nel suo contesto clinico. L’ipertensione continua infatti a rappresentare, nel nostro Paese come su scala globale, il principale fattore di rischiocardiovascolare modificabile. La sua prevalenza resta elevata, aumenta conl’età, si associa frequentemente a multimorbilità, danno d’organo subclinico e fragilità, e continua a mostrare uno scarto rilevante tra possibilità terapeutiche e risultati conseguiti nella pratica reale. Né l’ampliamento dell’armamentario farmacologico, né l’adozione di target più stringenti, né il ricorso più precoce alle combinazioni hanno completamente risolto il problema del mancato controllo pressorio. Per questo, l’ipertensione non controllata non può più essere letta soltanto come espressione della complessità biologica o clinica del paziente.

In una proporzione tutt’altro che marginale dicasi, essa segnala piuttosto inerzia terapeutica, ritardi nell’intensificazione, uso non ottimale delle combinazioni razionali, persistenza insufficiente, aderenza incompleta o non verificata, frammentazione dei percorsi di cura.
In altri termini, segnala una difficoltà nel tradurre in pratica conoscenze già disponibili. E la questione è tanto più rilevante nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare, nei grandi anziani e nei soggetti con nefropatia, diabete, danno d’organo pregresso o con plurime comorbilità, nei quali ogni ritardo nel raggiungimento del target prolunga l’esposizione al rischio. A questa lettura il contributo di Marcellusi aggiunge una dimensione essenziale: quella economica. L’ipertensione non controllata non produce soltanto un carico clinico maggiore, in termini di eventi cardiovascolari e cerebrovascolari, progressione del danno d’organo e perdita di sopravvivenza libera da eventi, ma anche un elevato costo organizzativo per il Servizio Sanitario Nazionale (ad es. ospedalizzazioni). Le evidenze farmacoeconomiche disponibili nel contesto italiano convergono su un punto chiaro:il costo più oneroso non è quello del trattamento appropriato, ma quellodel mancato controllo pressorio e del conseguente ricorso a risorse assistenziali ad alta intensità. Per questa ragione, aderenza, persistenza, sem-plificazione terapeutica e tempestività dell’intervento non riguardano soltanto la buona pratica clinica: sono anche variabili decisive di sostenibilità.

In questo quadro, il tema dell’aderenza, affrontato da D’Ambrosio e Lapi, assume un rilievo centrale. La mancata aderenza non può essere considerata un semplice “incidente di percorso” né può essere ridotta alla sola sfera comportamentale del paziente. Essa costituisce un determinante autono-mo di inefficacia terapeutica, un fattore di rischio cardiovascolare, un moltiplicatore di pseudo-resistenza e, spesso, il punto di frattura tra la qualitàformale della prescrizione e la sua efficacia reale nel tempo. In un ambitocome quello antipertensivo, segnato da trattamenti di lunga durata e spesso inseriti in contesti di politerapia, il valore di una strategia farmacologicanon si misura soltanto sulla sua efficacia intrinseca, ma anche sulla sua sostenibilità nella vita del paziente: continuità d’uso, tollerabilità, semplicità del regime, gestibilità nel lungo periodo. Da qui discende un ulteriore snodo, che riguarda il raccordo fra clinica, organizzazione e territorio. Il controllo pressorio non si realizza nel solo atto prescrittivo, ma lungo un percorso che comprende diagnosi accurata, distinzione tra vera resistenza e pseudo-re-sistenza, monitoraggio domiciliare e ambulatoriale, verifica dell’aderenza,rivalutazione tempestiva e integrazione tra specialista, medicina generale e farmacia territoriale. Ridurre il mancato controllo alla sola scelta del prin-cipio attivo significherebbe, in definitiva, misconoscere la natura sistemicadella patologia ipertensiva e delle sue soluzioni.
È in questo spazio che il concetto di “innovazione incrementale” acquista pieno significato scientifico e sanitario. Ed il contributo di Riemma e Berrino ricorda infatti che, in un settore già ricco di opzioni efficaci, innovare significa certamente scrutare nuovi orizzonti attraverso l’identificazione di nuove classi di farmaci e nuovi target molecolari; ma significa anche rendere più concreta, tempestiva e continua l’applicazione delle terapie già note, collaudate e disponibili. Nelle patologie croniche ad alta prevalenza, l’innovazione incrementale coincide spesso con la forma di progresso più capace di produrre effetti misurabili: ridurre il pill burden, favorire la persistenza, ab-breviare il tempo al controllo, attenuare l’inerzia terapeutica, semplificare l’intensificazione, migliorare l’aderenza attraverso combinazioni a dose fissa e assetti prescrittivi più razionali. In tale prospettiva, la semplificazione
terapeutica è una vera e propria strategia che incide direttamente sull’efficacia. Le combinazioni precostituite ne sono un esempio paradigmatico.

Le linee guida più recenti hanno infatti spostato il baricentro dalla monoterapia sequenziale all’impiego precoce delle associazioni, riconoscendo nella single-pill combination uno strumento capace di migliorare sia il tempo al controllo sia la persistenza terapeutica. A sostegno di questa impostazione convergono oggi dati di real-world evidence, farmacoeconomia e gestione del rischio cardiovascolare residuo. E poiché il paziente iperteso reale è spesso anziano, pluritrattato e gravato da comorbilità, trascurare il valore clinico della semplificazione significherebbe adottare un’idea astratta disappropriatezza, poco aderente alla pratica. Il messaggio complessivo che emerge da questi contributi è chiaro: nell’ipertensione, e in particolare nelle forme resistenti o di difficile controllo, la qualità della cura non dipende soltanto dalla correttezza e appropriatezza iniziale della scelta farmacologica, ma anche dalla capacità del sistema assistenziale di garantire continuità terapeutica, verificare l’assunzione reale del trattamento, intensificare con tempestività e fare dell’innovazione incrementale uno strumento concreto di trasferimento delle evidenze nella pratica clinica.


Leggi il full text della Rivista:

In questo numero:

  • Prefazione editoriale
    A cura di Vincenzo Calderone
  • Evoluzione terapeutica nell’ipertensione arteriosa: attuali strategie di gestione e impatto clinico
    Cristina Giannattasio, Alessandro Maloberti
  • Ipertensione arteriosa: valore economico di controllo pressorio, aderenza e semplificazione terapeutica nel SSN
    Andrea Marcellusi
  • Aderenza terapeutica: un obiettivo condiviso tra clinica, organizzazione e territorio
    Gaetano D’Ambrosio, Francesco Lapi
  • Innovazione incrementale e future soluzioni terapeutiche per migliorare il controllo pressorio
    Maria Antonietta Riemma, Liberato Berrino
  • Conclusioni – Prospettive future nella gestione dell’ipertensione in Italia
    A cura della Società Italiana di Farmacologia – Armando Genazzani, Vincenzo Calderone

Fonte: Società Italiana di Farmacologia (SIF)

Last modified: 2 Settembre 2026
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