Aggiornamento delle linee guida KDIGO per la gestione dell’anemia nella malattia renale cronica (CKD), pubblicate nel 2026 con l’obiettivo di aggiornare le precedenti raccomandazioni del 2012 alla luce delle nuove evidenze disponibili e dei recenti sviluppi terapeutici.
Le nuove linee guida affrontano l’elevato impatto clinico dell’anemia nei pazienti con CKD, una complicanza frequente e progressivamente più prevalente con il peggioramento della funzione renale, associata a ridotta qualità di vita, minore capacità funzionale, aumento del rischio cardiovascolare, ospedalizzazioni, necessità di trasfusioni e mortalità.
Una delle principali innovazioni riguarda la revisione della nomenclatura degli stati di carenza marziale: il termine “carenza marziale assoluta” viene sostituito da “carenza marziale sistemica”, mentre “carenza marziale funzionale” viene ridefinita come “eritropoiesi ferro-ristretta”, al fine di descrivere in modo più accurato i meccanismi fisiopatologici alla base dell’anemia nella CKD.
Le raccomandazioni si concentrano sulla gestione dell’anemia negli adulti e nei bambini con CKD, includendo pazienti non in dialisi, in emodialisi, in dialisi peritoneale e portatori di trapianto renale, e affrontano aspetti chiave quali diagnosi e valutazione dell’anemia, trattamento della carenza di ferro, uso degli agenti stimolanti l’eritropoiesi, impiego degli inibitori HIF-PHI e ruolo delle trasfusioni di globuli rossi.
Le linee guida sottolineano l’importanza di uno screening regolare dell’anemia e della carenza marziale mediante emocromo, reticolociti, ferritina e saturazione della transferrina, con una frequenza modulata in base allo stadio di CKD e al contesto clinico, e raccomandano di ricercare cause correggibili prima dell’avvio di terapie specifiche.
Un elemento centrale dell’aggiornamento riguarda la gestione del ferro, con indicazioni differenziate in base alla popolazione: nei pazienti in emodialisi viene privilegiato il ferro endovenoso, mentre nei pazienti non in emodialisi la scelta tra ferro orale ed endovenoso deve considerare preferenze del paziente, gravità dell’anemia e della carenza marziale, efficacia, tollerabilità, disponibilità e costi.
Le raccomandazioni confermano il ruolo degli ESA come trattamento di prima linea rispetto agli HIF-PHI nei pazienti con anemia e CKD dopo correzione delle cause trattabili, ma introducono indicazioni pratiche sull’uso degli HIF-PHI in contesti selezionati, inclusa l’iporesponsività agli ESA, con particolare attenzione ai potenziali rischi cardiovascolari, tromboembolici, oncologici e infettivi.
Le linee guida enfatizzano infine un approccio centrato sul paziente e basato su decisioni condivise, bilanciando benefici, rischi, valori individuali, disponibilità delle risorse e contesto clinico, con l’obiettivo di migliorare i sintomi e la qualità di vita, ridurre il ricorso alle trasfusioni e ottimizzare la sicurezza del trattamento.
Leggi il full text dell’articolo:
KDIGO 2026 Clinical Practice Guideline for the Management of Anemia in Chronic Kidney Disease (CKD)
Kidney Disease: Improving Global Outcomes (KDIGO) Anemia Work Group.
Kidney Int. 2026;109(1S):S1–S99. https://doi.org/10.1016/j.kint.2025.06.006.
Fonte: Kidney Disease: Improving Global Outcomes (KDIGO)
Last modified: 5 Giugno 2026






































