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Riduzione della politerapia nei pazienti con malattie cardiovascolari: dichiarazione scientifica AHA

La politerapia nei pazienti con malattie cardiovascolari è frequente in tutte le fasce d’età e può portare a prescrizioni inappropriate ed esiti avversi.

La riduzione della politerapia è una strategia proattiva e incentrata sul paziente per diminuire il carico farmacologico e può essere efficace non solo dopo eventi avversi da farmaci, ma anche quando la politerapia, le cascate prescrittive, la scarsa aderenza alla terapia o il cambiamento degli obiettivi di cura richiedono una rivalutazione.

Una sospensione sicura dei farmaci richiede un approccio strutturato e multidisciplinare che utilizzi strumenti di revisione sistematica, un processo decisionale condiviso, una riduzione graduale e attenta e un follow-up ravvicinato, al fine di allineare il trattamento agli obiettivi del paziente e ridurre al minimo gli eventi avversi.

La polifarmacoterapia è una condizione frequente nei pazienti con malattie cardiovascolari, perché la gestione secondo le linee guida richiede spesso l’associazione di più farmaci per condizioni cliniche concomitanti. Il deprescribing rappresenta quindi una strategia proattiva e centrata sul paziente, finalizzata a ridurre il carico terapeutico quando i benefici attesi di alcuni trattamenti diventano meno chiari, oppure quando emergono eventi avversi, scarsa aderenza, prescrizioni a cascata o cambiamenti negli obiettivi di cura.

Nel paziente cardiovascolare, il deprescribing non significa semplicemente “togliere farmaci”, ma rivalutare in modo strutturato l’intero regime terapeutico, bilanciando evidenze, fragilità, prognosi, preferenze del paziente e priorità cliniche. Per essere sicuro ed efficace, richiede un approccio multidisciplinare, strumenti di revisione sistematica, decisioni condivise, eventuale sospensione graduale dei trattamenti e un attento follow-up, così da ridurre il rischio di eventi avversi e mantenere la terapia coerente con gli obiettivi reali della persona assistita.

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Fonte: American Heart Association

Last modified: 9 Luglio 2026
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